25.10.2012 | 12.15 - Dal mito di origine greca tratto dalle Metamorfosi di Ovidio e dalla scultura poi creata dal Bernini in età barocca, ha preso spunto un’altra originale iniziativa di Liberarti, il nuovo emporio dell’arte di Trieste, in piazza Barbacan. L’autrice e organizzatrice dell’evento performance è Marìa Sanchez Puyade, scrittrice e artista argentina, che con la sua costante originalità e intraprendenza ha ricreato il mito di Dafne e la sua metamorfosi in albero di alloro, attraverso una performance artistica rappresentata dalla modella Laura Pandolfi

 

L’evento ha avuto luogo sabato 20 ottobre alle ore 20:00 presso l’emporio Liberarti, dove era possibile entrare a piccoli gruppi di persone per ammirare e contemplare l’opera d’arte vivente, personificata dalla modella che, secondo il mito ovidiano, durante la rincorsa di Apollo per raggiungere l’amore irrefrenabile verso Dafne, questa si trasforma in albero di alloro: allo stesso modo la scultura vivente di Liberarti portava sul corpo i segni della terra, ovvero le radici dell’albero nei piedi, pezzi di tronco sulla schiena e le mani danzavano diventando foglie d’alloro.
Non c’era una durata di tempo specifica per ammirare la performance, poiché essendo scultura viva, era infinita. Un gioco di ombre ricreato dall’incontro della luce con il riflesso di uno specchio, disegnava sulla parete principale la sagoma di un albero vero e proprio, ovvero la trasformazione della ninfa in alloro.
In questo modo Marìa Sanchez Puyade ha dimostrato nuovamente la sua eleganza innata nei confronti dell’arte: dal mito latino, passando per la scultura barocca ne ha ricavato una nuova forma d’arte fondendo l’antico con il nuovo, donandogli vita.

All'entrata di ogni spettatore, Marìa porgeva un foglio con una poesia e la prosa del mito di Dafne qui di seguito riportata:

Dafne significa “alloro”. Tutti sanno che l'alloro è il simbolo della gloria, e tuttavia Apollo, colpito da Cupido per eccesso di superbia e condannato ad amare Dafne, non riuscì a farla sua, cioè, non riuscì a fare suo quel simbolo.
Dafne fuggì Apollo come ci sfugge a volte il senso delle parole. Dafne è la parola che non può essere tradotta, presa né acchiappata.
Il mito dice così: per vendicarsi della vanità di Apollo dopo un impresa valorosa, Cupido scagliò contro di lui una freccia di oro che lo fece innamorare perdutamente di Dafne. Contro di lei invece lanciò l'altro estremo, la punta di ferro che subito l'avrebbe fatta allontanare.
Lei era una ninfa, di natura già selvaggia, un essere senza anima tra l'animale e l'uomo (sic. Giorgio Agamben). Non potendo amare Apollo, impaurita corse via e proprio quando doveva essere presa da Apollo, invocò perché la salvassero suo padre, il dio fluviale che passa e che niente trattiene, e sua mamma, Gea (la Terra che invece e piena di radici). Uno di loro -non si sa bene chi, forse perché tutti e due volevano essere i salvatori- la trasformò in alloro.
Da allora, Apollo venerò l'albero rendendolo sempreverde, simbolo delle glorie che possono incoronarsi e che non hanno niente a che vedere con l'amore.

Oltre ai diversi eventi artistici e alle performance organizzate da Marìa, il suo emporio è anche un custode di opere d’arte di diversi artisti internazionali che spaziano dal design, alla moda, alla pittura, scrittura di libri scelti, musica, fotografia e molto altro, il tutto scelto e selezionato con cura meticolosa nei dettagli a cui Marìa dà un’importanza di base, nell’impegno alla ricerca e all’allestimento, visibile e apprezzabile per la sua diversità.

 


Fonte: www.triesteallnews.it