ROBOT experience #ancorancora

 

 

 ROBOTexperience

#ancorancora

 

di María Sánchez Puyade e Maurizio Silvestri

 

 

 

Galleria Liberarti

Piazza Barbacan 1/a- Trieste

www.emporioliberarti.it

 

Durata: da domenica 19/11 a domenica 17/12/2017

Ogni venerdì e sabato dalle 16,30 alle 18,30

e altre date su prenotazione

 

Per info e prenotazioni:

www.robot-experience.it

+39 347 0892 315 

 

 

 

 

 

Esplorare la natura del robot, quanto esso ci rispecchi, è l'originale progetto di María Sánchez Puyade e Maurizio Silvestri: un'installazione artistica come contenitore dei laboratori che metteranno in gioco bambini e famiglie in una serie di attività creative per stimolare il senso critico ed estetico. 

 

Robot experience è un progetto che intende indagare il tema da prospettive diverse. In questa prima edizione (#ancorancora), in particolare, si tratterà il concetto naturale di ciclicità con cui l'uomo ha, a sua volta, strutturato il pensiero del robot. Il robot stesso diventa così stimolo per riscoprire nell’arte giochi di ripetizione capaci di estendere il pensiero.

 

Il Robot forma parte del nostro immaginario: personaggio, totem, archetipo, spauracchio, bambola intelligente, demone, utopia, distopia. Non a caso, esso sarà al centro dell’installazione: ad accogliere i visitatori, a rappresentare il futuro dal palcoscenico del passato, una macchina scenica calata nel presente dello spettatore.  

 

Dalle luminarie alle vetrine alla Mondrian e le oniriche macchine sceniche, tutto promette una nuova esperienza di ciò che già conosciamo: sollevare un secchiello con la carrucola, comporre una scacchiera, suonare vecchi cucchiai, e poi farlo e rifarlo ancora sarà un modo di riscoprire il nuovo e finire per farlo proprio. 

 

L’installazione inaugurerà la domenica 19 novembre alle ore 10 e osserverà un'apertura settimanale ad acceso diretto nei pomeriggi di venerdì e sabato, dalle ore 16,30 alle 18,30. Per garantire la miglior fruizione, i posti saranno limitati e se ne consiglia la prenotazione. 

 

 

 

 

Robot experience

#ancorancora

QUINTESSENZA - LA MAGIA mostra


 

 

 

 

Si inaugura sabato 22 luglio alle ore 19.00, nella Sala U. Veruda di Palazzo Costanzi in Piazza Piccola 2, la mostra 

"QUINTESSENZA - LA MAGIA” organizzata dall’Associazione LiberArti a cura di María Sánchez Puyade

Degustazione di birre ZANNA

 

 

Espongono i seguenti artisti: Marco Bevilacqua, Silvia Braida, Saturno Buttò, Paola Gariboldi, Tiziano Neppi, Giulio Rigoni, María Sánchez Puyade, Sara Saudkova, Natalija ŠerugaAlessandra Spigai, Barbara Stefani, Nello Teodori, Stefan Turk. 

 

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Ci sono tanti significati di Magia come tipi di maghi. 

(Giordano Bruno)

 

Controluce alcune parole soffiano al vento come semi di tarassaco: sospese nel sole si svelano al senso. Magia tra queste, chiave e soglia del sapere, intima conoscenza di ciò che ci pervade e limita. Magia come atto tellurico, scaturigine della parola e della narrazione da cui prende vita il mondo: ecco il Vulcano di Giulio Rigoni, la montagna sacra che è la parola, racconto della creazione, ecco la colonna di carta che ci trasporta a Dio, Axis Mundi, aspirazione, slancio e fuga di là della colonna conficcata nella terra, nella vanità della vita, colonna-scoglio da aggrappare come cozze. Colonna-centro delle antiche città, fulcro sacro dell'altare, ara o tavolo da dissezione su cui Saturno Buttò osserva celebrare una Red Mass, invito a consumare l'eucaristia del corpo della donna, allo stesso tempo oggetto e sacerdotessa del culto, desiderata e negata, immolata alle passioni del dolore e dell'estasi, trasfigurata nel sangue e nel vino. Testimoni, adepti, o giudici, un coro maschile assiste al sacrificio: profanazione, condanna, o adorazione dell'eredità pittorica dell'Occidente. E poi, un altro corpo, un altro sacrificio, e un altro sguardo ad omaggiare tradizioni secolari dell'arte: San Sebastiano, egli stesso colonna, e la sua stessa carne, martire, campo di battaglia tra dolore e coraggio: è questa la soglia cui indica Barbara Stefani, spalancata nella fede ad oltrepassare il corpo perseguitato e dilaniato. 

Ecco allora come ogni soglia comunichi o separi, introduca od escluda. Stefan Turk apre la Porta Aurea ad un oriente di universi in accumulazione e sottrazione di colori e strati, luogo di possibilità che giace di là del quadro, esponendo lo sguardo, di qua, a superare il suo limite avventurandosi a nuove vulnerabilità. Ed è anche un’altra soglia che, sprofondata nel tempo, riemerge dai caratteri di antiche stamperie ormai scomparse: porta Ermetica percorsa da Alessandra Spigai attraverso la memoria materica della letteratura, lo stampo immutabile da cui emerge l'infinita mutabilità della scrittura, l'infinito incostante rifrangersi in frammenti di un essere in divenire, Resilienza dell’individuo in un instabile gioco di specchi, o come il movimento, direzione, Processione di sculture cubiche di Paola Gariboldi, a propagarsi come onde sismiche, variabili nello spazio che attraversano e che incontrano, anche esse in divenire. 

Similitudini, metafore, metonimie, allegorie, simboli, parallelismi, allusioni, collegamenti, vincoli e legami tra mondi, individui, storie, elementi, immagini, forme, memorie: montagna, colonna, specchio, soglia, corpo. Il corpo come nodo fondamentale, legame primitivo, centro, nucleo da cui tutto dipana. Il corpo declinato nella definitiva presenza formosa della Madonna di Sara Saudkova, e inaggirabile, come la sua montagna sacra, Monumento maschile. Il corpo di vera carne e vero sangue, sorgente della vita, ed il corpo sfuggito e desiderato, evocato, gesto d'una Femme a sfiorare l'obbiettivo di Tiziano Neppi: fantasma, ricordo o presagio. 

I corpi s’impongono o sbiadiscono. Coagula la materia nelle sculture ai quattro elementi di Marco Bevilacqua, concrete e vive, di legno segato, tagliato, scolpito, tornito e poi toccato lavorato impugnato e carezzato: un oggetto certo e rassicurante di terra, d’aria, di acqua, incorniciato nel fuoco, a trattenere l’essenza dispersa nel fumo, la materia dissolta del video Smoke di Nello Teodori, uno sguardo, un punto di vista, slogan di qualche pubblicità che ancora ci inviti a “fumare”, a “sfumarci”, l’inquadratura fissa sul camino della Cappella Sistina da dove cola il fumo di colori vaghi, di parole inattese, fuoco e aria suggestioni improvvise che srotolano dall'ambiguità.

E altrove insiste ostinato il ciclo degli elementi muti, della vita incosciente, liquido strappato alla terra, suscitato dalleprofondità e forzato oltre rami e foglie attraverso Radici e nuvole ad un altro ciclo, ad un altro cielo, una sublimazione sulle dita di Silvia Braida, dal futuro al passato, dalle origini ai sogni, e di nuovo pioggia, come foschia sulle acque di uno specchio magico o di un paesaggio, vapori e cenere sulla laguna di Cà Loredan, di Natalija Šeruga, tempo che ripete e consuma la Storia rinnovando il suo tratto, il suo ritratto. 

Rispondono le incantazioni una all'altra, formula cangia in formula, mani lontane si levano agli stessi gesti: innumerevoli quanto i tipi di maghi, nel vortice degli Elementi si condensano i significati di Magia e dal turbinecristallizza la sua Quintessenza.

 

María Sánchez Puyade

 

 

La mostra, ad ingresso libero, con orario feriale e festivo 10.00_13.00 e 17.00_20.00, si concluderà lunedì 7 agosto 2017.

 

INFO: http://www.emporioliberarti.it

 

Si chiede di dare la massima diffusione alla presente.

 

QUINTESSENZA - LA MAGIA

Catalogo 

 

QUINTESSENZA - LA MAGIA

2012-2017

 

13 artisti partecipano alla produzione di questo Catalogo per festeggiare i 5 anni dalla nascita di LIBERARTI:

 

Marco Bevilacqua

Silvia Braida

Saturno Buttò

Paola Gariboldi

Tiziano Neppi

Giulio Rigoni

María Sánchez Puyade

Natalija  Šeruga

Sara Saudkova

Barbara Stefani

Alessandra Spigai

Nello Teodori

Stefan Turk 

 

 

Grazie a tutti per esserci!

 

KAOS NOSTOS [ULISSE, 17, ITACA]

 

 

  KAOS

NOSTOS

[Ulisse, 17, Itaca]

 

da María Sánchez Puyade

 

 

 

 

 

 

 

Notte. Dopo una lunga giornata, Bloom torna a casa. 

L’Ulisse di James Joyce, l’Ulisse senza epica, torna a casa. Alle spalle la lunga giornata del 16 giugno 1904, l’Odissea contemporanea lungo le strade, i cimiteri, i bar di Dublino.

Lo accompagna il giovane Stephen Dedalus, quasi a ricordare il figlio perduto dieci anni prima, un nuovo Telemaco mentre a casa ritroverà la propria Penelope, e con lei dieci anni di rapporti sessuali incompleti e tradimenti: Molly, il materasso di lana e il suo corpo caldo, l’origine, il Kaos da cui ogni mattina, oppure anni luce fa, si è partiti. Ma ci si è scordate le chiavi! e del dolore della lontanaza e del ritorno non resta che il dubbio scespiriano su entrare o non entrare? bussare o no?  

Vite e ricordi marcano i punti cardinali, segnano le rotte che riconducono ad Itaca

 

Itaca. Bloom entra dal retro ed apre a Stephen. In cucina parlano. 

Un’interminabile inquisizione riporta i fatti mentre le voci, interrogata ed interrogante, si travestonodel linguaggio della scienza, non si schierano per Bloom né per Stephen, benché le differenze tra loro siano abissi di pensiero e le similitudini solo banalità. L’“esame di coscienza matematico” funziona però solo in parte, perché  le domande inducono, o forse addirittura conoscono già, le risposte: ciò che insegnano la scienza, le religioni e i dati della realtà non sono che interpretazioni, finte verità, supposizioni: non c’è una risposta univoca, le domande rimangono aperte, la confessione senza assoluzione, e il nostro Kaos un’incolmabile Nostalgia.

 

 

 

 

 

 

 

Restiamo così immobili alle dicotomie più ancestrali: alto/basso, sacro/profano, arte/scienza, padre/figlio, marito/moglie, mentre il presente sfugge in un gocciolìo d’acqua verso un futuro imprevedibile e il passato è un cane che abbaia lontano.

Nudi di fronte all’ignoto, assieme a Leopold e Stephen, dal cortile alziamo lo sguardo verso il cielo e oriniamo guardando le stelle. 

 

 

 

 

 

María Sánchez Puyade

Riccardo Cepach

 

 

 

Credits:

 

Paolo Fagiolo- voce

Stefano Schiraldi- voce

Stefano Macovazzi- scenografia

Michael Petronio- tecnico audio

Riccardo Cepach- consulente

Néstor Gradilla- grafico

 

 

 

Acknowledgements:

 

Screen capture of the ESASky open science discovery portal, developed at ESAC, Madrid, by the ESAC Science Data Centre (ESDC) team.

Valerio Adami

Peter Iancovich

Davide Maria Palusa

Giulio Kirchmayr

Ranieri Service

 

 

https://www.facebook.com/events/431734693871769/

A CACCIA DI SIRENE, POLENE ED ALTRE CHIMERE

A CACCIA DI SIRENE, POLENE ED ALTRE CHIMERE

per i più grandi e i più piccoli



 

Domenica 18 dicembre 2016
dalle 11.00 alle 17.00
in LiberArti, Piazza Barbacan 1/a
Partecipazione gratuita: da 5 a 99 anni
(
bambini accompagnati)



Il 18 dicembre, in occasione di Barbacan Produce, LiberArti darà vita ad una “Caccia alle sirene, polene ed altre chimere”, in città.

Questo è per LiberArti l'Anno della Magia: la galleria attualmente ha 
allestito una mostra dedicata all'elemento dell'ACQUA in tutte le sue forme e ci invita, ispirati dall'acqua, a dare la caccia alle sirene, alle polene e ad altre chimere.
Cercare le creature meravigliose è un modo di guardare la città con nuovi occhi, aperti ad accogliere i momenti di magia e di poesia che di solito ci sfuggono, e anche un modo di creare nuove rappresentazioni.
Quindi l'invito è di andare in cerca della Meraviglia e delle sue 
rappresentazioni fuori e dentro ai palazzi, tra la gente e sulle strade di Trieste, in luoghi affollati o solitari, luminosi o bui, con sguardo aperto all'elemento magico.

Tutti i cacciatori sono invitati a cercare e immortalare ogni inquadratura in cui si possa nascondere una sirena, creatura meravigliosa, una polena, pronta a viaggiare per mare, o una chimera, un sogno, meraviglioso o spaventoso. 

Le discipline ammesse sono: disegno, pittura, fotografia e video (max. 1 minuto).

L'iscrizione è gratuita ma obbligatoria in LiberArti, piazzetta Barbacan 1/a dalle ore 11.00. All'iscrizione timbrerete con il logo di Liberarti i fogli da disegno o altro supporto intendete utilizzare per pittura o disegno.

Consegna dei lavori entro le 17.00.
Dalle 17.00 condivisione delle opere tra i partecipanti, momento bellissimo per vedere cosa
hanno trovato altri cacciatori di chimere. I fotografi sono invitati a portare le loro immagini su chiavetta/tablet, e a postare le foto sull'evento, per poterle far vedere agevolmente agli altri cacciatori e condividerle il più possibile. 


E
cosa ci guadagnate? Niente e tutto! La gioia della caccia, una bella 

domenica per stare insieme a LIBERARTI, o per andare in giro a cercare poesia, da soli o in piccoli gruppi, un'opportunità di conoscere altri cacciatori e le meravigliose prede altrui.

Poi, non si sa mai, potrebbe anche accadere che la Galleria si innamori di una vostra preda e vi chieda di tenerla con sé in galleria per una settimana.
Come perdere l'occasione di passare una domenica così fuori dal comune?

A cura di Lucia Budini e María Sánchez Puyade